Nascere non vuol dire nascere artisti... vuole dire nascere e basta.
Artisti si diventa poi, nel mediare fra il tempo che passa e le responsabilità, tante, del vivere. Aldino Dellapasqua è un creativo, ma non lo è diventato, lo è nato... poi dalla creatività all'arte il passo è breve, ma è pur sempre un concepimento di un qualcosa che deve trasformarsi.
Altre volte la gestazione di un'idea, di un'istintività è breve, a volte lunga e non solo, anche molto complessa. Nato a Santarcangelo di Romagna il 17/04/1951 da famiglia modesta impegnata nella ricostruzione di un'Italia distrutta dalla guerra, ha sempre operato nel fronte della non dipendenza, autonomo, gestito dalla sua intelligenza, razionalità, responsabilità; nella vita, per tanti anni, é stato in una gabbia, a volte dorata a volte no... e, se il corpo stava rinchiuso, la mente passava dalle sbarre, strette si, ma non tanto da fermare un'anima. Da dieci anni dipinge, una pittura motto simile alla musica, istintiva, perfetta nel suo essere naif, ma altrettanto precisa quando vuol'essere tecnicamente valida. È un connubio tra livelli di prospetto convergenti al preciso punto, e la libertà del tratto senza piu preoccuparsi dell'immagine.

Ed è cosí per il cromatismo; i colori stanno tra loro come note di musica, espressa nella sua precisa tonalità a intervalli gradevoli ed intelligenti, dovuti si al caso, ma al caso che nasce da un'anima artista. L'anima... ecco di cosa ci si era dimenticati. La troviamo e la ritroviamo in tutti i suoi quadri, dove, di volta in volta, si sovrappongono contrasti precisi: prendi "L'ombrellone e la sdraio", dove la precisione e la nitidezza del primo piano sconfinano poi nel cielo libero, non piú, costretto, morbidamente ed elegantemente confuso. La cosa si ripete per gli altri quadri, vuoi per i tre soggetti che guardano il mare... la schiena offerta rappresenta l'obbligo alla rinuncia contrapposta alla schiuma del mare che si confonde con l'orizzonte dove traspare, la massima libertà in cui la sua anima, nel vento della fantasia, si libra. Ma il quadro che piú colpisce per la ricchezza dei contrasti in esso contenuti, è il piccolo insieme di tre barche, precise nella prospettiva, che si ergono sopra un mare perfetto per cromatismi che si contrappongono al colore donato con maestria alle vele. Raggiunge la perfezione se lo si osserva bene, specialmente l'orizzonte, nelle piccole macchie di colore nitide nell'esprimere il suo profondo inconscio, anelante di libertá ed espressività. Un ultimo appunto lo riservo ai quadri dove interpreta strumenti musicali con corografia di figure umane. In questi non vi sono linee o tratti a definire, delimitare, comprimere, ma l'olio, usato come un acquerello scivola, si stempera sulla tela senza confini reali, come note di una stessa armonia.
MARIO GIURADEO